Il Colpo di Stato dell’Indie in Diretta Nazionale

Al Concertone del Primo Maggio, con il Lodo&Friends, va in onda il colpo di stato della scena indie che si autoimpone come forza musicale dominante del paese dopo un decennio di oscurità e denigrazione.

Dovrei scrivere più spesso di indie italiano. Da sei mesi ho nelle memo del cellulare un pezzo su quanto la scena abbia nei ’90 i massimi riferimenti socio-musicali e puntuale il 1 Maggio Flavio novello reuccio di Roma si presenta sul palco con il mio outfit medio di seconda superiore- quello dell’infatuazione per il Britpop. Caschetto Madchesteriano e anorak Lyle&Scott per un pezzo con archi spudoratamente Verve e Oasis- tributo quasi esplicito quanto il video dello stesso.

Ad ogni modo, non è questo il punto perchè il Concertone è stato il colpo di stato dell’indie, in diretta nazionale, sotto la guida del colonnello Lodo.
Da autore la voce de Lo Stato Sociale riempe la scaletta di nomi indie del momento, tenendo buono il  pubblico con i rincuoranti veterani Gazzè e Nannini e facendosi bello con doppietta Calibro35-Fatboy Slim in chiusura.

Agli stati (quasi) generali dell’indie via i complessini etnici, Modena City Ramblers e Bandabardò vari per dare spazio a Stato Sociale, Canova, Gazzelle, Galeffi, Cosmo, Joan Thiele, Willy Peyote e Frah Quintale. Il tutto ai danni dei fedelissimi rasta con zaino Invicta che su Galeffi mestamente già battono in ritirata in attigui parchetti per una bomba rinfrancatrice.

Seppellito (con basco e pugno alzato) Fausto Mesolella, al Lodo&Friends il sermone di turno su disoccupazione tocca a Lo Stato Sociale – al terzo Primo Maggio di fila. Solita confusa accusa a ministri random e battute già cliché sui cliché sui migranti su rework di Mi Sono Rotto il Cazzo e poi meritato bagno di applausi post-sanremesi.

Sanremo ha fatto così bene all’indie nostrano che con l’autoindulgente tributo agli Skiantos – più di cuore che di gusto – si può permettere di sfottere con il sorriso il pubblico dell’ultima ora (leggisi post-TheGiornalisti e post-playlist su Spotify). Il pubblico di merda indubbiamente c’è, ma l’avanguardia certo non è l’indie.

L’indie si può prendere addirittura il lusso di comportarsi da tale in Rai – si veda Lodo che riluttante manda la pubblicità per ragioni contrattuali, ma continua a suonare per la piazza. Dopotutto cosa c’e di più indie di trasformare un’ex di Non è la  Rai in icona e farla madrina garante del colpo di stato?

concerto-primo-maggio-2018

Dopo il delizioso retro-pop di Maria Antonietta – inconsapevole veterana indie come la nonna ai pranzi di famiglia a cui fai battute già sapendo che non le capirà, ma a cui comunque sorriderà – Achille Lauro rivolta piazza San Giovanni con quel gioello trap (di Quentin40) che è Thoiry. A seguire l’apoteosi di ciò che la controcultura attuale può offrire. Lauro in mocassini tempestati di diamanti che, aperta la camicia, si sdraia sul palco a mo’ di statue allegoriche torinesi di Po’ e Dora Baltea a cantare di cocaina e mignotte davanti agli ormai sconvolti e distrutti rasta.

Se di comunismo se ne vede poco, certo non si può dire lo stesso del socialismo (sur)reale delle Gucci Hallucinations addosso a Sfera Ebbasta che da buon compagno illustra con un Rolex per polso come il lavoro elevi l’uomo – a burino.

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Cosmo fresco di furto come Fantozzi in stazione, decide di emulare il ragionere anche nella scena dell’autobus al volo con uno stage diving che finisce con il cantante risucchiato aniche sorretto dalla folla. “Pina, l’ho sempre voluto, ma non l’ho mai fatto.” Eroico, romantico e con il disco italiano dell’anno in tasca da Febbraio.

Sul tardi i Calibro 35 si prendono, oltre Piazza San Giovanni, tutti i colli autoincoronandosi ottavi re di Roma in formazione estesa ad archi e fiati.

In chiusura Fatboy Slim fa Fatboy Slim, lanciandosi di pancia come un pinguino sul ghiaccio sotto la consolle tra una bomba house e un break dell’Incredible Bongo Band.

Solo due anni fa, nella stessa piazza,  era giusto un manipolo di fedeli a cantare le canzoni di un Paradiso ancora arruffato come indie-rock comanda ed inconsapevole del successo di Completamente Sold Out – di cui solo Tra La Strada e Le Stelle aveva fatto timide uscite pubbliche.

A questo Primo Maggio Paradiso non c’è, quasi snobbato perchè andato eccessivamente oltre. I palazzetti li fa seriamente, non per scherzo come l’impacciato ma scaltro mattatore Lodo. A due anni di disitanza, però, entrambi, rassicuranti, si fanno canticchiare anche dalle mamme. I primi dalle milf, i secondi dalle ex compagne ora insegnanti cattocomuniste con un debole per l’Allende.

Così come oggi i genitori non vedrebbero l’ora di lasciare la figlia sposare un Rolling Stone, allo stesso modo l’indie ha perso ogni matrice underground e di rottura.

Ciò che era cominciato due anni fa con un tormentone estivo e passato per il Festival e Brunori in mamma Rai si è ora concretizzato sulla televisione pubblica stessa, immolando sul cammino facce della prima ora come il buon Dente ed Il Genio.

Nulla di allarmante, sia chiaro, copione già visto 50  anni fa, a differenza che ad Arbore e Boncompagni bastarono meno di due anni per portare i capelloni a Sanremo, all’attuale industria mediatica ce ne sono voluti dieci buoni.

Per fortuna che la nuova costituzione redatta con il colpo di stato ha già pensato come recuperare programmando il passaggio di Cosmo in ogni trasmissione di Radio Deejay – poco importa se in meno di tre mesi.

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